Salve, a voi, pochi coraggiosi che navigate queste acque digitali torbide. Oggi voglio parlarvi di una cosa. Una piccola cosa. Una cosa che trovate sul comodino di ogni hotel, di ogni residence, di ogni struttura che definisce se stessa “ricettiva”. Sto parlando del telecomando universale del condizionatore. O, per essere più precisi, di ciò che quel telecomando non fa.
Avete presente quella sensazione di sollievo quando, dopo un viaggio estenuante, raggiungete finalmente la vostra cella—ehm, stanza—e cercate di creare un microclima a vostro piacimento? Forse un fresco rigenerante. O un caldo avvolgente. Ecco, oggi esploriamo perché quella sensazione di controllo potrebbe essere solo un’illusione ben orchestrata.
Il termostato che ascolta (ma non obbedisce)
Tutto inizia con un gesto semplice: puntate il telecomando verso quell’unità a muro, quella scatoletta bianca che sembra guardarvi con impassibilità tecnologica. Premete il tasto per abbassare la temperatura. Il display si illumina, compaiono numeri promettenti, una ventata d’aria sembra uscire dalla griglia. Siete soddisfatti. Vi stendete sul letto. Ma dopo un’ora, un dubbio attecchisce. La stanza è davvero fresca come avevate impostato? O si è stabilizzata su una temperatura… accettabile? Non troppo fredda, non troppo calda. Una temperatura di compromesso. Un compromesso di cui, vi assicuro, non avete firmato i termini.
La congiura del comfort sostenibile
Ed è qui che la mia mente, allenata a fiutare stranezze, inizia a lavorare. Cosa succede se quel telecomando, così leggero e innocuo in mano, è in realtà un mero attore? Un tramite che comunica solo una parte dei nostri desideri alla macchina madre? Ho sentito voci, leggo tra le righe dei comunicati stampa sulla “sostenibilità” degli hotel. C’è una frase che ricorre: “sistemi di gestione energetica intelligente“. Intelligente per chi? Per il portafoglio della struttura, certamente. Per l’ambiente, forse. Ma per il vostro diritto di congelare o sudare a piacimento? Il sospetto è che il range di temperatura sia predeterminato. Che voi possiate chiedere i 18 gradi, ma il sistema vi concederà, con magnanimità tecnocratica, non meno di 23. O viceversa d’inverno. È il grande fratello termico. Ti tiene al caldo, ma non troppo al caldo. Ti rinfresca, ma non troppo. Per il tuo bene. E per il bene di una bolletta che voi, ospite di passaggio, non pagherete mai. Ma questa assenza di costo è forse il prezzo della nostra libertà climatica?
L’ospite ideale è un ospite a temperatura ambiente
Rifletteteci. Un ospite che non può spingere il sistema agli estremi è un ospite che non chiamerà la reception per lamentele su “l’aria condizionata che non funziona”. È un ospite che, suo malgrado, consuma meno energia. È un ospite docile, plasmato da limiti invisibili. Non stiamo più regolando un ambiente. Stiamo negoziando con un algoritmo che ha già stabilito i confini del possibile. La paranoia mi sussurra: e se anche il telecomando della TV avesse limiti nascosti? Volume massimo per non disturbare? Luminosità prefissata per risparmiare sul LED? Il telecomando del clima diventa così il simbolo di un’accoglienza gentilmente autoritaria. “Benvenuto. Sii comodo. Ma sii comodo entro i limiti che abbiamo stabilito per te.”

La ricerca della prova (che forse non troverò mai)
La notte insonne, in una stanza d’albergo anonima, è il momento migliore per condurre esperimenti. Alzo la temperatura a 30. Abbasso a 16. Ascolto il ritmo del motore esterno, cercando di capire se cambia. Mi avvicino alla griglia di ventilazione con un filo di carta per valutarne il soffio. Sono diventato un detective del microclima, un investigatore del BTU. Ma la verità è sfuggente. Forse è tutto nella mia testa. Forse il condizionatore è semplicemente vecchio e poco efficiente. O forse, ed è questa l’ipotesi che mi tiene sveglio, il sistema è progettato per essere perfettamente normale, per non farsi notare, per offrire un comfort anonimo e a basso costo. Il più grande mistero, a volte, non è il complotto, ma l’efficienza silenziosa.
La prossima volta che premete un tasto su quel telecomando, fermatevi un secondo. Chiedetevi: chi sta realmente impostando la temperatura? Voi, o l’ombra di un manager del risparmio energetico che, da qualche ufficio remoto, ha già deciso qual è il grado perfetto della vostra docilità? Buona notte. E che sia… mite.
