Perché gli occhiali costano così tanto e nessuno se lo chiede
Allora, parliamoci chiaro. Compro un paio di occhiali da vista e spendo più o meno quanto costerebbe un weekend in una città europea. Due pezzi di plastica o metallo, due lenti di vetro (o quello che è), e boom, il mio portafoglio piange. Ma la vera domanda che mi tormenta la notte è questa: perché accettiamo tutto questo senza battere ciglio? È come se ci fosse un accordo silenzioso, un patto non scritto tra ottici e clienti dove tutti facciamo finta che sia normale pagare cifre astronomiche per vedere il mondo a fuoco.
E poi ci sono gli occhiali graduati online, che costano un terzo, un quarto, a volte anche meno. E qui mi viene da pensare: ma allora quanto costa davvero produrre un paio di occhiali? Chi ci sta guadagnando? E soprattutto, perché quando entro in un negozio fisico mi sento sempre vagamente in colpa, come se stessi per essere scoperto a fare qualcosa di illecito?
La montatura perfetta esiste o è solo un mito urbano
Ho passato ore, e intendo letteralmente ore, davanti allo specchio di un ottico provando montature. Quella squadrata mi fa sembrare un intellettuale degli anni Settanta o un serial killer? Questa rotonda mi dà un’aria friendly o sembro semplicemente uno che ha smesso di prendersi sul serio? E quella oversize mi trasforma in un’icona di stile o in una mosca gigante?
Il commesso mi guarda con quel sorriso professionale e mi dice “Le stanno benissimo tutte”. Tutte? TUTTE? Ma è statisticamente impossibile che tutte le montature stiano bene a una persona. È matematica di base. Eppure lui insiste, e io comincio a sudare perché so che sta mentendo ma non so quale sia la verità. Forse nessuna mi sta bene. Forse dovrei semplicemente accettare la mia miopia come un segno del destino e andare in giro sbattendo contro i pali della luce.

Il mistero delle lenti antiriflesso che riflettono lo stesso
Quando l’ottico mi propone le lenti antiriflesso, io annuisco con entusiasmo perché sembra una cosa intelligente da fare. Meno riflessi, più chiarezza, che male può fare? Poi scopro che costano il doppio delle lenti normali e comincio a farmi domande. Ma soprattutto, la vera paranoia inizia quando mi accorgo che gli occhiali riflettono comunque. Certo, forse meno, ma riflettono. Allora cosa vuol dire “antiriflesso”? È come dire “antibatterico” sui prodotti che eliminano il 99,9% dei batteri? E quel restante 0,1% cosa fa, organizza una festa?
E poi ci sono le lenti anti luce blu, quelle che dovrebbero proteggermi dagli schermi. Ma io guardo schermi da vent’anni e ora improvvisamente mi dicono che dovevo proteggermi? E se è così importante, perché non è obbligatorio? È come se mi dicessero che ho guidato senza freni per due decenni e solo ora qualcuno si è accorto che sarebbe stato meglio averli.
La prescrizione medica che scade come lo yogurt
Ecco un’altra cosa che mi manda in paranoia totale. La mia prescrizione per gli occhiali ha una scadenza. Come se i miei occhi fossero programmati per cambiare esattamente dopo dodici mesi. Non undici, non tredici. Dodici. È un po’ sospetto, non trovate? È come se ci fosse un timer incorporato nella mia retina che dice “okay, è passato un anno, tempo di peggiorare un pochino così torna dall’oculista”.
E quando vado a fare la visita, l’oculista mi fa leggere quelle lettere sempre più piccole e io mi ritrovo a mentire. “La vedo”, dico, mentre in realtà sto cercando di indovinare in base alla forma sfocata. Perché? Perché ho paura che se ammetto di non vedere, scoprirò di essere diventato praticamente cieco in un anno e questo confermerà tutte le mie paure più profonde sulla fragilità del corpo umano.
Gli occhiali di riserva che non uso mai
Tutti gli ottici ti consigliano di avere un paio di occhiali di riserva. Giusto, sensato, razionale. E così io compro il secondo paio, spendo altri soldi, e poi cosa succede? Niente. Stanno lì, nella loro custodia, come un’assicurazione che spero di non dover mai usare. Ma il pensiero paranoico che mi assale è questo: se li compro, significa che mi sto preparando al peggio? È come tentare il destino? Se compro gli occhiali di riserva, sto forse invitando l’universo a farmi perdere o rompere quelli principali?
E poi c’è il dilemma: il paio di riserva deve essere uguale a quello principale o diverso? Se è uguale, perché non li uso mai alternandoli per farli durare di più? Se è diverso, poi quando li uso mi vedo strano allo specchio e passo la giornata con quella sensazione sottile che qualcosa non va.
La pulizia degli occhiali come rituale quotidiano
Ogni mattina pulisco gli occhiali. Ogni. Maledetta. Mattina. Eppure dopo dieci minuti ci sono di nuovo impronte digitali. Ma come è possibile? Non li tocco con le mani! Oppure sì? Forse lo faccio inconsciamente? È come se gli occhiali attraessero lo sporco attraverso qualche forza magnetica che la scienza ancora non comprende.
E il panno in microfibra che ti danno con gli occhiali? Dopo una settimana è più sporco delle lenti stesse, ma continuo a usarlo perché mi hanno detto che è l’unico modo “sicuro” per pulirli. Usare la maglietta? Bestemmia. Usare l’acqua del rubinetto? Eresia. Devo usare il panno speciale e il liquido speciale, altrimenti rovinerò il trattamento speciale delle lenti speciali. A volte mi chiedo se non sia tutto un complotto per vendermi più prodotti per la pulizia.

L’identità perduta quando non porto gli occhiali
Ecco la cosa più inquietante di tutte. Dopo anni che porto gli occhiali, quando me li tolgo non mi riconosco più. Chi è quella persona sfocata allo specchio? Quello sono io senza protesi ottiche? È come se gli occhiali fossero diventati parte della mia identità, come se senza di loro fossi una versione incompleta di me stesso.
E la gente che mi dice “non ti avevo mai visto senza occhiali, sei diverso”… cosa significa? Che la mia vera faccia è un segreto custodito gelosamente dietro due lenti? Che senza occhiali sono fondamentalmente un’altra persona? E se sì, quale delle due persone sono veramente io?
Conclusioni che non concludono nulla
Alla fine di tutte queste riflessioni paranoiche, mi ritrovo sempre allo stesso punto. Ho bisogno degli occhiali da vista per vedere, ma il processo per ottenerli, mantenerli e conviverci è minato da mille domande senza risposta. Forse è questo il vero problema della miopia: non vediamo chiaro non solo fisicamente, ma anche metaforicamente. O forse sto semplicemente pensando troppo e dovrei accettare gli occhiali per quello che sono, un pezzo di tecnologia che mi permette di non sbattere contro i muri.
Ma poi mi guardo allo specchio con i miei occhiali da vista, puliti per la ventesima volta oggi, e la domanda riaffiora: sono io che vedo male o è il mondo che è sfocato?
